Su iniziativa della Commissione Ambiente della Federazione Motociclistica Italiana (FMI), è stata condotta una campagna di indagini ambientali ad ampio spettro, volta a definire un ampio quadro sul possibile impatto di un’attività motociclistica off-road, in area densamente boscata. Per tali analisi è stato scelto il campo gara ProPark di Ceranesi (GE).

Nello specifico lo studio si presenta molto rigoroso e scientifico, i disciplinari usati sono molto seri e prendono in considerazione essenzialmente quattro parametri:

  • l’impatto nell’ecosistema naturale (flora, fauna ed entomofauna),
  • la produzione di rumori,
  • l’erosione e
  • la presenza di sostanze inquinanti, in particolare gli idrocarburi.

La comparazione è stata fatta tra un circuito enduro/trial ove avviene transito massivo di moto, come ad esempio nel caso di prove libere o gare, e l’ambiente naturale inteso come bosco.

I risultati appaiono notevolmente positivi su tutti i fronti, in particolare per quanto riguarda l’erosione <<…per quanto emerso nel caso specifico, non sono stati rilevati particolari problemi di erosione del suolo…laddove tracciavano il suolo nudo, lasciavano tracce trascurabili; dal terreno non emergevano o si rompevano le radici del substrato vegetazionale. In ogni caso, le impronte al suolo dei penumatici, costituiscono effetti reversibili. >> e l’impatto sull’ecosistema <<…Non si evincono differenze significative tra gli ambienti naturali e quelli sottoposti al passaggio dei mezzi, in particolare per quanto riguarda la densità arbustiva e la copertura arborea. Inoltre i valori medi relativi alla copertura della lettiera non risultano così difformi come nell’analisi fotografica…>>

Meno lusinghieri, ovviamente, i risultati che riguardano la presenza di idrocarburi ma sempre al di sotto di parametri europei:  << I dati globali delle concentrazioni di idrocarburi leggeri mostrano livelli generali irrilevanti e comunque ampiamente nei limiti di legge anche secondo Tabella A del D.L. 152/2006. Per gli idrocarburi pesanti, si rilevano concentrazioni variabili lungo il tracciato motoristico comprese tra 114 e 254 mg/kg, tutte ampiamente nei limiti di legge per Tabella B del D.L. 152/2006, corrispondenti a zone di tipo commerciale/industriale…>> Giusto per fare un esempio si parla di una presenza di idrocarburi inferiore a quelli presenti in una qualsiasi zona agricola.

Per quanto riguarda la rumorosità, anche qui il confronto tra il silenzio del bosco e la presenza di moto è ovviamente a sfavore di queste ultima ma, dato molto importante, si rimane sempre entro i limiti di legge.

In definitiva dalla lettura del documento nella sua interezza, appare chiaro che se da un lato si prende in considerazione la esclusiva presenza di moto in un ambiente naturale, è innegabile la presenza di impatti, magari minimi e spesso difficilmente misurabili ma esistenti e presenti rispetto dall’ambiente naturale (rumore e idrocarburi). Mentre di fatto non sono rilevati impatti nel confronto con strade a fondo naturale percorse da moto enduro e moto trial (erosione e impatto su ecosistema).

Note a margine: la comparazione è stata fatta tra un tracciato fisso, quindi una pista ove si gareggia e si gira spesso, e l’ambiente naturale. In realtà l’escursionismo su ruote si pratica su strade silvo-pastorali e quindi, per determinare il reale impatto delle moto, un confronto dovrebbe essere quello tra:

  • mulattiera (o strada a fondo naturale) con esclusivo transito di mezzi agricoli/forestali, e quindi senza moto enduro
  • mulattiera (o strada a fondo naturale) con transito di mezzi agricoli/forestali e con traffico saltuario di moto enduro.

Ovviamente in questo secondo caso l’impatto delle moto enduro sarebbe addirittura “non rilevabile” in quanto tutti i parametri (erosione, impatto con ecosistema, presenza di idrocarburi e rumore) sarebbero fortemente sbilanciati dalla presenza di trattori a forte impatto ambientale.

In realtà il vero e proprio impatto ambientale in una zona naturale è proprio di fatto la presenza della strada/mulattiera/sentiero/strada a fondo naturale e in minima parte ciò che ci circola sopra, poichè essa rappresenta inequivocabilmente una interruzione dell’ecosistema.

Inoltre, nello studio della Valutazione di Impatto Ambientale o VIA di una determinata attività, stante una definita situazione ambientale (ambiente agricolo, ambiente montano silvo/pastorale ecc..), si rilevano tutti gli impatti esistenti, dal minore al maggiore, proprio per eliminare, ridurre o in qualche modo limitare i danni a partire da quelli maggiori. In parole povere, se mettiamo tutti gli impatti sul tavolo, toglieremo per primi i più grossi, non i più piccoli. Nella fattispecie se l’obiettivo è l’ambiente naturale, è aberrante che l’opinione pubblica accetti e ritenga “normali” impatti enormi come, ad esempio, la creazione di nuove piste da sci, lo sfruttamento delle cave in montagna o delle ghiaie dei fiumi di pianura, ed invece siano combattuti impatti, che di sicuro esistono (anche se spesso difficilmente misurabili per quanto piccoli), come quelli delle moto.

In generale quindi si ritiene che lo studio sia un enorme passo avanti poiché questi risultati potranno rappresentare un importante leva a nostro favore davanti alle autorità, alle amministrazioni e alle associazioni naturalistiche.

Le misurazioni e i dati scaturiti dalle analisi sono oggettivi e pertanto inattaccabili.

Sintesi realizzata dal Dott. Marco Tosato, esperto agronomo e paesaggista.

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